LEZIONI DI PIANO - Genova Trasgressiva

LEZIONI DI PIANO - Genova Trasgressiva

Il primo maggio dovrebbe essere un giorno di riposo, in cui i lavoratori di tutta Italia chiedono diritti e sicurezza sul lavoro, staccando per qualche ora la spina da stress e responsabilità, peccato che non sia il mio caso: scommetto infatti che non riuscirete a trovare una trans a Palermo indaffarata come me, che mi barcameno tra tre lavori e non ho mai un momento libero. Tra mutuo, bollette e un bimbo da mantenere, d'altronde, non ci si possono concedere inutili lussi, né giorni off, così anche durante la festa dei lavoratori mi ritrovai a dare lezioni di pianoforte a Yun, unica figlia di una ricca famiglia cinese in città, proprietaria di moltissime attività commerciali qua nel Capoluogo siciliano. Fortunatamente non mi pesa molto insegnare piano, la musica è sempre stata la mia più grande passione, e la giovane è senza dubbio la mia allieva migliore, timida ma decisamente dotata, oltre che molto carina. La seguo ormai da quando era poco più di una bimba e ora, studentessa universitaria di grande successo, è davvero sbocciata, dai tratti delicati, le forme appena accennate e i lunghi capelli setosi, neri come la pece. Appena arrivata all'enorme villa della famiglia, circondata da altissime palme che le conferivano un'aura di prestigio e mistero, ebbi la netta sensazione che quel pomeriggio sarebbe accaduto qualcosa di diverso, forse a causa delle nuvole basse, forse dal fatto che la residenza fosse deserta, ad eccezione della stessa Yun, che mi accolse all'entrata, composta e seriosa come al solito, con un timido sorriso e una luce inedita negli occhi.
Il tempo di una tazza di tè e ci mettemmo subito al lavoro, con la mia allieva che, contrariamente al solito, sembrava distratta, e incappava sovente in errori che una giovane promessa come lei non avrebbe mai dovuto commettere, anche nei passi più semplici che conosceva. Il suo sguardo vitreo, ogni volta che sbagliava, mi innervosiva sempre più, e nemmeno quando mi sedetti suo fianco, per suonare a quattro mani alcuni passaggi particolarmente complicati, la situazioni migliorò, anzi, Yun era sempre più agitata e io sempre più spazientita, fino a quando, di punto in bianco, la ragazza si voltò verso di me e mi stampò un bacio in bocca. Senza mai staccarsi da me, mi prese il viso tra le mani e i suoi baci divennero sempre più audaci, con la sua lingua, prima timida, che man mano si faceva sempre più curiosa, schiudendomi a forza le labbra. Bofonchiando qualcosa metà in italiano e metà in mandarino, ansimante, sul fatto che le ero sempre piaciuta e che da tempo voleva lanciarsi, prese a sbottonarmi la camicetta, sempre più frenetica; mea culpa, la lasciai fare, senza opporre resistenza, anzi, aiutandola a slacciarmi il reggipetto, per scoprire i miei grossi seni, subito preda di Yun, ormai fuori controllo. Ormai la sua bocca si era spostata sui miei capezzoli, turgidi anche grazie al veloce saettare della lingua, accompagnata da gemiti che dimostravano una voglia davvero straripante, al punto che cedetti: presi quel fuscello di ragazza in braccio e la adagiai sul pesante tavolo in mogano del salone, abbastanza grande da accogliere Yun completamente distesa, a gambe larghe, il tutto dopo averla spogliata in fretta e furia dei suoi leggeri vestiti primaverili, che coprivano la sua pelle chiarissima.
La sua fessura, totalmente depilata, si offriva a me in tutto il suo splendore, e non tardai a saggiarne il sapore con la bocca, trovandola più calda e umida che mai, generosa nei suoi dolci succhi e pronta per il mio membro, che sfoderai in preda ad un’enfasi che non avevo da tempo e iniziai a strusciare contro il suo sesso. La ragazza si mordeva le labbra, impaziente come non mai che la penetrassi ma, crudelmente, indugiai ancora un po', fino a quando non mi pregò di scoparla: erano le sue prime parole da quando mi diede il primo bacio, e trasudavano una voglia a lungo tenuta nascosta.
Poi, lentamente, entrai. Non incontrai la minima resistenza, un po' per il mio lavoro di bocca un po' perché Yun era eccitatissima, spingendo fino in fondo la mia verga e allargando per bene il sesso della giovane, completamente privo di pelo, come se fosse stato sistemato pochi minuti prima del mio arrivo. Tenendola per le piante dei piedi, senza mai alzare il ritmo, la penetrai dolcemente per parecchi minuti, mentre la mia allieva si teneva ai bordi del tavolo, il viso rivolto verso l'ampia vetrata e gli occhi chiusi con forza, lasciandosi di tanto in tanto sfuggire uno squillante mugolio di piacere. Solitamente potevo sentire il giardiniere che passava con il tagliaerba in giardino, ma quel pomeriggio non c'era nessuno al lavoro nella villa, segno che Yun aveva saputo aspettare il pomeriggio giusto per trascinarmi in quell'avventura e che era stata più decisa che mai nel volermi dentro si sé, tanto che, seduta che fu sul tavolo, mi cinse con un forte abbraccio mentre ancora la stavo pompando delicatamente, facendosi sollevare in aria.
Ok, lei è un fuscello, e io in passato ero un maschietto a tutti gli effetti, ma in piedi, reggendo la ragazza e continuando a scoparla, non resistetti molto, giusto il tempo di farle scappare un scommesso gridolino e dovetti sedermi su una elegante poltroncina in velluto, dalla quale Yun prese a saltellarmi sopra, facendo entrare dentro di lei, ad un ritmo niente male, il mio randello. I suoi delicati piedini, sulle mie cosce, erano così morbidi e freschi che, benché poggiasse sopra di me tutto il suo peso, ero più comoda che mai, specialmente quando prese a cavalcarmi più lentamente, ondeggiando il suo bacino avanti e indietro e tenendosi con la mano destra al mio collo, mentre con la sinistra afferrava saldamente il mio seno. Potevo sentire il suo delicato odore del collo su di me mentre mi teneva stretta, pronunciando parole in cinese che di certo non comprendevo, ma che erano facilmente intuibili, dato il tono goduto con cui le pronunciava, e le mie mani ora indugiavano sui suoi piccolissimi seni, protuberanze appena accennate ma dalle forme deliziose e dai capezzoli minuti e scurissimi, preda delle mie labbra più e più volte.
I suoi copiosi succhi, man mano che passavano i minuti, si riversavano sul mio ventre, per finire sulla poltrona, mettendomi anche un po' di ansia: i suoi genitori super bacchettoni, che per miracolo mi avevano affidato il lavoro sapute delle mie doti innegabili al piano, se avessero sospettato qualcosa avrebbero piantato grane a non finire, proprio a me che di grane non ne voglio proprio... Era però una piccola goccia nel mare di piacere che Yun mi stava regalando, e che si concluse con una vera e propria estasi: volendo farmi godere come una matta, si inginocchiò e, prendendomi il membro in bocca, cominciò a donarmi uno dei migliori pompini della mia vita, con la sua bocca che, sorprendentemente capiente, faceva sparire quasi tutta la mia verga, mentre con due dita, abilmente, mi trastullava il didietro, esplorando la fessura con curiosità e, al contempo, delicatezza. I getti che mi uscirono pochi istanti dopo, potenti come non ne ricordavo, vennero accolti dalla bocca di Yun che, forse temendo il macello che avrei fatto, finì il lavoro in maniera impeccabile e pulitissima, per poi rimettersi al piano, come niente fosse.
Il resto della lezione lo passammo così, senza nulla addosso, con la mia giovane allieva che, contrariamente a prima, pareva rinata, concentrata e in palla com'era, mentre la sottoscritta, passato un primo momento di imbarazzo, continuò la lezione da dove si erano interrotti prima, questa volta con maggiore calma e pazienza: del resto, come si fa a rimanere arrabbiati con una come Yun, specie dopo gli attimi di puro piacere che mi aveva regalato qualche minuto addietro? Ora, aspetto con impazienza la prossima lezione, sperando che, nella villa, eravamo davvero soli e che i muri non inizino a parlare, perché ne avrebbero di cose da dire...

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